Ero un bimbo delle elementari, allora. Abitavo lassù, in valle, dove non succedeva mai nulla e l'inverno era freddo, l'estate mite, l'aria sempre pulita.
Ogni anno, a fine aprile, mio papà arrivava una sera, e con un'aria rassegnata comunicava alla famiglia che la domenica seguente avrebbe dovuto andare alla fiera Campionaria a Milano. Come di prammatica, mia mamma segnalava subito che l'idea di accompagnarlo era più lontana di quanto non fosse la Patagonia da lassù, e invariabilmente io mi offrivo come accompagnatore del genitore.
Non mi interessava nulla, ma proprio nulla, di dovermi alzare ad un'ora impossibile, di farmi il viaggio interminabile dalla valle alla città su di un pullmino fiat 850 che non faceva più degli 80 in autostrada, dei chilometri in fiera che mio padre mi avrebbe fatto fare, facendomi sentire un adulto a tutti gli effetti, ma non dimenticando di farmi fare un salto negli stand dei produttori di giochi.
Ricordo un padiglione enorme, che conteneva una macchina meravigliosa altrettanto enorme, dalla quale uscivano a mitraglia bottiglie di plastica. Non potevo capire nulla della tecnica, ma ero affascinato dalla magia di questo mostro che sputava bottiglie calde, mentre una tramoggia lo alimentava di piccole palline azzurre che lui divorava famelico.
C'era tutto alla fiera Campionaria: la tecnica, i libri, le rappresentanze straniere, i mobili. Una festa paesana che ti diceva quanto la gente aveva voglia di fare, di creare, di conoscere. Anche un bimbo come me trovava eccitante tutta questa accozzaglia di cose disparate, mi faceva partecipe del mondo che cambiava.
Oggi la notizia che anche l'ultimo padiglione della vecchia fiera - quella che percorrevo alla fine d'aprile con il papà, sgranando occhi grandi come medaglie olimpiche - domani sarà abbattuto. Quell'area, così centrale da essere oramai ingestibile per una fiera, sarà trasformata nell'icona di una Milano che si ripiega su sé stessa, come i grattacieli storti che vi costruiranno. Delle impronte del mio babbo e mie, fra i panini con la salsiccia e lo stand di industrie meccaniche, una volta vanto italiano ed ora sparite, non rimarrà che un ricordo sbiadito nella mia memoria.
L'Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo
per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta
promuovendo il referendum del 25 aprile per una
"Libera informazione in un libero Stato". Sarebbe la loro fine.
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informazione libera in Italia per firmare il 25 aprile
per i tre referendum:
1- abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini
2- cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica
3- eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio Partiti-Mediaset
Il 25 aprile saremo in 460 punti in tutta Italia
e in città su 5 continenti.
Trova quello più vicino a te su: http://www.beppegrillo.it/v2day/mappa/
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inizia con questo post un mio modesto contributo alla campagna elettorale come la penso da molto tempo non è un mistero , così facendo nel mio piccolo mi metto un po' l'anima in pace
Raúl Berón una delle più belle voci del tango
mi piace ascoltarlo qui Qué te importa que te llore
Music: Miguel Caló and Osmar Maderna - Lyric: Miguel Caló and Osmar Maderna
Orchestra Miguel Caló Singer: Raúl Berón
6/30/1942 Buenos Aires
Déjame mentir que volverás
que volverás con el ayer,
con el ayer de nuestro sueño.
Déjame esperarte, ¡nada más!,
ya que comprendo que esperar
es un pedazo de recuerdo,
se que este dolor, es el dolor de comprender
que no puede ser esa esperanza
que me ahoga.
Déjame llorar, siempre llorar,
y recordarte y esperar
al comprender que no volverás.
Qué te importa que te llore,
qué te importa que me mientas
si ha quedado roto mi castillo del ayer,
déjeme hacer un Dios con sus pedazos.
Qué te importa lo que sufro,
qué te importa lo que lloro...
si no puede ser aquel ayer de la ilusión,
déjame así llorando nuestro amor.
Mucho te esperé sin comprender,
sin comprender por qué razón
te has alejado y no volviste.
Mucho te esperé; fatal dolor
de consumir la soledad
en el calor de lo que fuiste.
Debes indicarme qué camino continuar
ya que es imposible que se junten nuestras vidas.
Déjame llorar, siempre llorar,
no ves que ya ni sé qué hablar,
ni qué mentir, ni qué esperar.
Amarras
Tango Music: Carlos Marchisio Lyric: Carmelo Santiago
Vago como sombra atormentada bajo el gris de la recova, me contemplo y no soy nada... Soy como mi lancha carbonera que ha quedado recalada, bien atada a la ribera.Yo también atado a mi pasado soy un barco que está anclado y siento en mi carne sus amarras como garfios, como garras. Lloro aquellos días que jamás han de volver; sueño aquellos besos que ya nunca he de tener, soy como mi lancha carbonera que ha quedado en la ribera, ¡sin partir más! Aquellos besos que perdí al presentir que no me amaba, fueron tormentas de dolor llenas de horror. ¡Hoy no soy nada! Yo sólo sé que pené, que caí y que rodé al abismo del fracaso... Yo sólo sé que tu adiós, en la burla del dolor, me acompaña paso a paso. Ahora que sé que no vendrás, vago sin fin por la recova, busco valor para partir; para alejarme... y así matando mi obsesión, lejos de ti, poder morir. Pero vivo atado a mi pasado, tu recuerdo me encadena, soy un barco que está anclado. Sé que únicamente con la muerte cesarán mis amarguras; cambiará mi mala suerte. Vago con la atroz melancolía de una noche gris y fría; y siento en mi carne sus amarras como garfios, como garras. Nada me consuela en esta cruel desolación. Solo voy marchando con mi pobre corazón. Soy como mi lancha carbonera, que ha quedado en la ribera, sin partir más.












